Una foto d’epoca - quando dopo Chernobyl i radicali promossero i referendum contro il nucleare - la ritrae con un carciofo in mano e un cartello: «Carciofo allo iodio». Adesso che si è candidata alla guida del Lazio, il no al piano nucleare del governo, alla centrale di Montalto di Castro e alle altre possibili localizzazioni che si prospettano nella regione, è stato uno dei primi temi, se non proprio il primo, che Emma Bonino ha lanciato in campagna elettorale. No alla localizzazione e no al metodo del «ve lo diciamo dopo». «Informare i cittadini è fondamentale», avverte Emma, che su questo terreno si è già spesa da vicepresidente del Senato e ora si prepara a dare battaglia alla sua avversaria, Renata Polverini. Che il tema sia ineludibile, in effetti, sembra averlo capito anche lei.
Ma per il momento la sindacalista dell’Ugl si trincera dietro a un generico «va rivisto tutto, valuteremo con le comunità locali, alcuni siti individuati in passato sono molto cambiati». Senza ovviamente poter dire «no» al nucleare, uno dei punti su cui si salda la sua maggioranza, con o senza l’Udc. Per Emma, invece, i tempi del «non so, non sappiamo» sono finiti. «Abbiamo paura dell’ignoranza», recitava lo slogan dei radicali nel ’77: ma adesso «sul nucleare sappiamo tutto e anche che esistono delle alternative». Le ha indicate molto chiaramente la stessa Enea: «Efficienza energetica, energie alternative, ricerca». E su quelle Emma Bonino intende impostare il suo programma: «Anche perché sono soluzioni capaci di produrre molti posti di lavoro». La domanda piuttosto sul nucleare è: «Conviene davvero?». Al Sole 24 Ore, «quotidiano nuclearista», ha spiegato che no. «Non sono affetta dalla sindrome di Nimby, ma in Francia è stato un fiasco». E se vincerà, da presidente del Lazio, proverà a spiegarlo meglio anche al governo.