Piano Nazionale d'Azione per le Energie Rinnovabili (PAN): le associazioni osservano
In vista del prossimo Piano Nazionale d’Azione per le Energie Rinnovabili (PAN), dove l'Italia è chiamata a definire il contributo delle varie fonti per conseguire gli obiettivi assegnatici per il 2020 dalla direttiva europea RES (ossia 17% di produzione da FER sul consumo totale di energia e 10% sul consumo totale di carburanti) le associazioni di categoria, chiamate al proposito dal Ministero dello Sviluppo, propongono alcuni correttivi, in particolare per le biomasse e per il tasso di crescita stimato per il fotovoltaico.
Anche le organizzazioni del lavoro hanno detto la loro. La Cisl, fanno sapere i segretari confederali Gianni Baratta e Fulvio Giacomassi, ritiene necessaria in primo luogo una Cabina di Regia di livello nazionale che dialoghi con precisi corrispondenti sia in ambito europeo presso la Commissione europea sia ai livelli regionali in ambito nazionale.
BIOMASSE
Quadro di priorità per le biomasse
Fiper insieme a Anci, Cia, Confagricoltura, Aiel, Itabia, Legambiente, Uncem, hanno scritto una lettera al Ministero dello Sviluppo Economico chiedendo di stilare, insieme agli obiettivi quantitativi, un quadro coerente di criteri di priorità e di incentivi per le biomasse che da una parte dia certezze agli operatori e agli agricoltori sugli investimenti da qui al 2020, e che dall’altra premi realmente la produzione agricola e l’efficienza energetica delle filiere.
Nella lettera si invita dunque a non più ignorare la specificità di questa fonte energetica indissolubilmente legata all’uso del suolo e al lavoro agricolo (ossia di chi coltiva e raccoglie la materia prima nei campi, nei boschi o nelle aziende zootecniche) e, di conseguenza, alla produzione di cibo, alla fertilità e agli stock di carbonio nel terreno, alla qualità delle acque di falda e non ultimo al reddito degli agricoltori.
Mantenere saldo il legame
Il problema, affermano le associazioni, è che la produzione di biomasse non andrebbe dissociata da quella agricola tradizionale a fini alimentari. Al contrario, l’esigenza di mantenere un saldo legame con la produzione agricola è tanto più pressante in un periodo di grave crisi dell’agricoltura italiana ed europea. Tra riduzione dei premi comunitari e calo dei prezzi delle derrate alimentari, la produzione di energia da rinnovabili nelle aziende agricole, grazie agli attuali criteri di premialità, rischia di trasformare la sua finalità originaria, ossia di attività integrativa del reddito dell’agricoltura, in quella di attività sostitutiva dell’agricoltura.
Inoltre, le biomasse di origine agricola, zootecnica e forestale possono dare un contributo determinante al conseguimento dei due obiettivi – come del resto risulta dalla bozza di Piano presentata dal MISE - in particolare per i fabbisogni termici e soprattutto per la produzione di carburanti alternativi, settore in cui allo stato attuale dell’arte il loro ruolo risulta esclusivo.
Le osservazioni del GIFI
Non sono solo però le associazioni sopra citate a chiedere garanzie in merito al PAN. Anche il GIFI, Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane, dopo aver preso atto del piano, ha espresso alcune perplessità e osservazioni in merito ai contenuti del documento. In particolare, il gruppo richiede una correzione della stima relativa all'installato al 2020 del solare fotovoltaico, quantificata nel documento in 8.000 MW.
Nel 2020 parco installato di 15.000 MW
Infatti, grazie a un apposito studio recentemente realizzato dall'Università di Padova, è emerso che, con un tasso di crescita molto prudenziale (rispetto all'evoluzione del mercato mondiale) del 16% circa all'anno, nel 2020 in Italia si raggiungerebbe un parco installato di almeno 15.000 MW. La proiezione riportata dal PAN di 8.000 MW rappresenta dunque a malapena il tasso di crescita del 5% annuo.
APER: PAN punto di partenza importante ma...
Anche da APER (Associazione Produttori Energie da Fonti Rinnovabili) arrivano osservazioni e proposte in merito al PAN, descritto come un punto di partenza importante su cui far convergere le aspettative e le richieste dei vari operatori al fine di individuarle le azioni più opportune per lo sfruttamento delle rinnovabili.
Analisi di impatto economico-sociale
A tal proposito, l'associazione propone di completare il Piano con un'analisi di impatto economico-sociale che stabilisca le condizioni adatte a raggiungere gli obiettivi fissati dalla direttiva 2009/28/CE. Per riuscire in questo intento, propone di partire dalla situazione attuale di sviluppo e sfruttamento delle rinnovabili e dall'impatto che esse hanno sui consumatori. In tal modo, verrà a crearsi una traiettoria di sviluppo che tiene conto delle possibilità di efficientamento dell'industria delle fonti rinnovabili e una evoluzione controllata dei costi di sistema.
Accettabilità industriale e sociale
Più precisamente, l'accettabilità dal punto di vista industriale riguarda il settore della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, e passa da azioni di efficientamento del sistema di produzione elettrica da fonti rinnovabili tese alla riduzione dei costi di produzione. L'accettabilità sociale riguarda i consumatori finali e passa dal contenimento del costo sostenuto per la promozione dello sfruttamento delle fonti rinnovabili fino all'anno 2020 confrontato, in termini reali, con il costo sostenuto dai consumatori finali per il sostegno di tutte le produzioni elettriche incentivate nel 2009 (incluso quindi l'onere del meccanismo Cip6 anche per le fonti assimilate) che rappresenta l'attuale disponibilità di risorse economiche posta in capo ai medesimi consumatori finali.
Efficientamento della filiera
A titolo di esempio, nel documento elaborato da Aper, è stato dimostrato (in via generale e sulla base dell'elaborazione di informazioni pubbliche) che un obiettivo sensibile di incremento di produzione nazionale di energia elettrica da fonte rinnovabile (circa 45 TWh aggiuntivi rispetto al livello di produzione 2005) potrebbe essere ottenuto senza aggravi reali sui consumatori energetici rispetto agli oneri sostenuti dai medesimi consumatori nell'anno 2009.
Questo si verificherebbe a condizione che il sistema della produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile sia in grado di realizzare un efficientamento mediamente pari a circa il 30-35% in 10 anni a partire dal livello di costi attuali. Il predetto efficientamento abbraccia tutte le componenti della filiera dello sviluppo delle fonti rinnovabili tra cui risultano incluse, tra l'altro, oltre ad una riduzione dei costi di produzione, una razionalizzazione delle procedure autorizzative, una razionalizzazione del quadro normativo sottostante alla promozione delle fonti rinnovabili per il quale si auspica l'elaborazione di un testo unico con criteri trasparenti e stabili nel tempo e un'efficace azione di formazione, di informazione e disseminazione.